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lunedì 5 settembre 2016

Carta e inchiostro Oggi scopriamo: Insomnia, di Ludovica Cicala

Carta e inchiostro
Oggi scopriamo: 
Insomnia
di Ludovica Cicala

Dopo Lezioni di seduzione, è la volta della seconda uscita Talent: Insomnia, di Ludovica Cicala.


***



Titolo: Insomnia
Autore: Ludovica Cicala
Casa Editrice: Centauria Libri
Collana: Talent
Data di uscita: 9 giugno 2016


EVO: un nuovo stadio dell’evoluzione umana. Sono giovani, bellissimi, dotati di poteri straordinari. E uccidono.
Melissa ha già avuto la famiglia distrutta da questi «mostri», possibile che ora debba toccare anche a lei? Purtroppo sì. Una mattina, quando ha diciotto anni, in un corridoio della scuola, il suo potere sopito si scatena e il sogno di una vita normale va in pezzi. Rinchiusa in una Krankenhaus, gli istituti in cui gli EVO vivono separati dal resto dell’umanità per essere controllati e studiati, Melissa scopre un mondo parallelo che, per quanto inquietante, ha almeno un vantaggio: è popolato di ragazzi come lei, ciascuno con la propria eccezionalità e le proprie paure. Un gruppo di amici quasi come tutti gli altri… Ma quando da Berlino viene trasferito lì Byron J. King, uno degli EVO più potenti – e più attraenti – del mondo, Melissa comincia a trovarsi davanti domande senza risposte e pericoli senza nome, compreso quello custodito nella sua stessa mente. Alla Krankenhaus le cose non sono come sembrano e chi è troppo curioso rischia la vita… o quel che ne resta.
In una Londra parallela notturna e inattesa, questa storia di orrore e riscossa ci porta come su un ottovolante tra fughe, attrazione, inganni, odio e lealtà. Con il rosso del sangue e l’oro dell’amicizia Ludovica Cicala scrive, nell’intreccio delle avventure di Melissa e Byron e della loro banda, una grande storia, la più potente di tutte: quella sulla fatica, il desiderio e la necessità di essere diversi.

* * *

Gli EVO sono una potente evoluzione del genere umano e, per questo, isolati dagli uomini, che li temono.
Anche Melissa li odia, la sua famiglia ne è stata distrutta, e quando capisce che anche lei sta manifestando le caratteristiche tipiche degli EVO, le rifiuta. Purtroppo per lei, non c’è modo di fermare questo processo e presto si ritrova in una Krankenhaus, un istituto a metà strada tra una prigione e un ospedale. È un ambiente claustrofobico, angosciate, e l’autrice abilmente permette al lettore di provare tutte le sensazioni che prova Melissa nei suoi primi giorni. La compagnia di altri EVO come lei le rasserena lievemente le giornate, ma una vita chiusa in quel luogo le sta stretta e l’arrivo di Byron scuoterà fin nelle fondamenta il precario equilibrio della struttura. Insomnia è un libro che ti arriva allo stomaco, i suoi personaggi ti catturano, ma sono soprattutto le tematiche ad essere impossibili da dimenticare. Il diverso viene temuto, allontanato, controllato, ma i cambiamenti sono impossibili da fermare.

* * *
Due chiacchiere con l'autrice

Ciao Ludovica! Grazie per esserti prestata a questa chiacchierata. 

Partiamo da Insomniacom’è nata l’idea?

Mi hanno sempre affascinato le teorie evoluzionistiche. Il principio di base degli EVO risponde alla domanda ‘cosa succederebbe se due stadi dell’evoluzione umana si incontrassero, sul piano sociale e politico di oggi?’. È stato divertente vederla dal punto di vista di tutte e due le parti in causa, i più ‘obsoleti’, gli uomini comuni, e gli EVO, che benché dotati di enormi capacità – ed avendo il pieno diritto di vivere nel mondo, come tutti – vengono socialmente esclusi, etichettati come ‘sbagliati’. Naturalmente, questo lascia la possibilità di approfondire tutto ciò che riguarda l’emarginazione, in tutti i sensi possibili.

Ti va di raccontarci qualcosa del momento della stesura della storia, quando è arrivata Cantauria?
Di certo è stata un’emozione straordinaria. Quello di pubblicare un libro è sempre stato Il Sogno, per me (come penso per gran parte degli aspiranti scrittori); ho avuto la possibilità di lavorare insieme a un’editor molto competente, e di sviluppare la trama al suo meglio nel minor tempo possibile. È stata una sorta di corsa contro il tempo, ma anche incredibilmente divertente.

Mi piace molto l’uso dei colori. Da un luogo di ricovero, a metà tra una prigione e un manicomio, ti aspetti colori rilassanti e neutri. Tu hai compiuto scelte totalmente diverse.
Mi piaceva l’idea di un ambiente quasi psichedelico, che avesse qualcosa di disturbante. I colori distensivi, pallidi e neutri avrebbero reso tutto più ‘sopportabile’, oltre che conferirgli un’aria ospedaliera che non mi convinceva appieno. Invece i colori hanno un ruolo particolare, mi sono serviti ad immaginare un mondo che è reso soffocante perfino nei minimi dettagli, volevo che «facesse male agli occhi».


Melissa e Byron, descrivili con un aggettivo e spiegaci perché.
L’aggettivo che userei per Melissa è ‘gentile’; è un’anima delicata, con cui ho avuto una grande difficoltà a relazionarmi proprio per la sua natura così tranquilla. In un contesto simile volevo che ci fosse una protagonista che non fosse la ‘solita’ eroina senza macchia e senza paura, la tipica protagonista ‘supereroistica’ (che io in prima persona non apprezzo quasi mai). Melissa è, per così dire, la persona meno adatta a ritrovarsi nell’ambiente della Krankenhaus; è un’antieroina senza volerlo, e questo particolare di lei mi ha aiutato ad andarci d’accordo.
Byron, invece, lo definirei ‘inflessibile’. Volevo che anche lui uscisse fuori dagli schemi, come protagonista maschile; considerato il suo background, non avrebbe avuto senso elaborare un personaggio che cambia da capo a piedi per la sua amata e che si getterebbe nel fuoco per lei. È il tipo che persegue un obiettivo, ed è disposto ad accettare gli effetti collaterali che comporta il suo raggiungimento.

Ad un certo punto Byron (è Byron, correggimi se sbaglio) dice gli uomini li temono, ma loro non sono altro che il futuro dell’umanità, ciò che tutti diventeranno, ad un certo punto, e lo trovo un concetto molto interessante. Quale pensiero c’è dietro, per te, come autrice? Che risvolti potrebbe avere, in un ipotetico futuro?
Che domanda difficile *ride*. In realtà, come accennavo già prima, ho tentato di scrivere Insomnia pensando a delle ‘reazioni  umane’ e, di conseguenza, a dei ‘pensieri umani’. Il concetto di evoluzione è incredibilmente ampio, e soprattutto è un concetto universale, in cui tutti possono identificarsi. Risponde alla solita legge secondo cui tutto si trasforma in un automiglioramento, nel tempo; questo mi fornisce una gamma quasi sconfinata di possibilità per un ipotetico futuro, per un ipotetico seguito. Quello che posso dire ad oggi è che la storia di Insomnia, i suoi personaggi ed i principi che muovono il tutto, è stata scritta nel tentativo di spingere le persone a riflettere, a interrogarsi su quello che le spaventa e quello verso cui stiamo andando, che si tratti di evoluzione in senso figurato o in senso stretto.

C’è un momento in particolare che ricordi con più emozione, da quando l’avventura Talent è iniziata?
Sono stati due: sicuramente – e sarò banale – quello in cui ho firmato il contratto e tutto è diventato improvvisamente vero. E poi, naturalmente, il momento in cui le prime copie stampate sono arrivate a casa; leggere qualcosa che hai scritto tu da un foglio stampato, da un libro rilegato, gli dà un’aria reale, come se la storia avesse preso davvero vita e fosse diventata qualcosa di concreto, che tutti possono leggere. Ancora adesso mi ritrovo ad annusare le pagine, e spesso rileggo alcune frasi o capitoli che mi sono divertita particolarmente a scrivere, e le parole sembrano avere un sapore diverso, più bello.


So che hai moltissime storie in corso online. Ti va di parlarcene? Chi è Ludovica, oltre Insomnia?
Ho moltissime storie in corso, sì, sia online che nella mia ‘cartella privata’, diciamo. È veramente difficile per me concentrarmi su una storia sola (durante la stesura di Insomnia, in cui scrivevo solo quella dalla mattina alla sera, era quasi una sofferenza non poter scrivere altre tre-quattro storie contemporaneamente *ride*), spesso mi vengono idee dalle cose più assurde, o più improbabili, e sono tutte storie di generi diversissimi fra loro.
Fino a tre anni fa scrivevo quasi esclusivamente fantasy e fantascienza distopica, ma poi sono felicemente (?) atterrata nell’isola delle romantiche un po’ malsane, e la cosa ha sorprendentemente avuto successo. Spesso e volentieri mi concentro su delle specie di esercizi di stile, che poi si trasformano in storie vere e proprie; da questo punto di vista, mi piace sperimentare e scrivere roba strana, che vada fuori dalla scrittura ‘classica’ – anche dal punto di vista grammaticale, come l’uso sconsiderato dei trattini al posto della parentesi.


Per concludere: se avessi un potere da EVO, quale sarebbe?

Non saprei, probabilmente avrei qualche potere mentale, un classico come la psicocinesi mi farebbe comodo. Se dovessi desiderarne uno, sarebbe di certo la facoltà di volare (forse un po’ infantile, ne convengo, ma sarebbe una facoltà davvero straordinaria).

Grazie mille, Ludovica, per la tua cortesia!
Non ditemi che questa storia non vi ha affascinato!

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